Dopo la visita alle rovine di Nemrut Dagi prendo una strada che è segnata bianca sulla mappa e quindi non asfaltata. E' forse un po' tardi per iniziare uno sterrato, ma la bellezza delle montagne e di quello che mi circonda non mi fa esitare un momento. Se poi fa buoi, penso, butto la tenda e me la passo alla grande.
Lungo la strada ci sono molti bivi e nessuna indicazione. Attraverso villaggi di tre, quattro case al massimo dove chiedo informazioni quando incontro degli uomini, le donne non si fanno vedere, quasi fuggono.
Sbaglio strada più di una volta, torno indietro, continuo. La strada ha qualche passaggio un po' complicato ma niente di difficile.
Si sta facendo buio e cerco un posto per la notte; vedo un'abitazione e mi avvicino. Solo donne e bambine, mucche e capre, mi fermo e aspetto. Si avvicina un ragazzino e gli chiedo se posso mettere la tenda là così nel prato per la notte. Il ragazzino mi fa capire che non ci sono problemi. Così inizio a montare la tenda. Quand'è quasi buio si avvicina un uomo con il fucile, è il padre. “Non puoi rimanere qui, è pericoloso” mi fa capire “problems”. “Se ti succede qualche cosa poi finisco nei guai, ho sette figli, chi pensa poi a loro? qui non è sicuro, vieni in casa a dormire”. Ripiego tutto.
Non è facile capirsi, ma a gesti qualcosa viene fuori. Dice che dormire in casa va bene, fuori no, è pericoloso. Fa segni di morsi e di spari e di manette.
La serata la passiamo tranquilli, con un suo amico e il figlio maschio. La notte dormo come un bimbo con lui nella stessa stanza che è quella sopra la stalla. Lui tiene il fucile al suo fianco perchè di notte se arrivano, e si morde un braccio come gesto (vuole dire i lupi?), allora li sento e sono pronto dıce. Buona notte.
La mattina finisco lo sterrato e riprendo la strada...pioggia.