sabato 4 settembre 2010

Sotto la punta dell'iceberg...niente.

Per un paio di giorni sono stato convinto che il danno alla moto fosse ben maggiore di quello che è in realtà. Sempre cauto a cantar vittoria. Però ora sembra che le cose si siano sistemate. Grazie agli utili e fondamentali consigli di Fagòt, mukkista doc di quelli dell'elica, che appena ha visto le foto del danno nel blog mi ha contattato dicendomi che poteva essere qualche cosa di ben più grave. Ho fatto tutti i controlli che potevo fare e fortunatamente sembra che vada tutto bene.
Dopo due notti in un campeggio di palme a Tozeur, in cui un gatto mi ha pisciato in tenda (dentro), stamattina con cautela son ripartito spingendomi a sud verso la frontiera Algerina. Strade che costeggiano il deserto, il lago di sale, i palmeti, dromedari che attraversano la strada e la sabbia che ricopre l'asfalto. La moto risponde bene e mi spingo anche un po' fuoristrada. Arrivo a Douz, il deserto è lì.
I paesaggi sono stupendi e questo è un post soprattutto di foto.

mercoledì 1 settembre 2010

Un gioco da ragazzi

Gli unici ad avere moto BMW in Tunisia (ma anche in Algeria e Marocco) sono i poliziotti. A parte qualche frullatore giapponese, per il resto sono tutti ronzinanti motorini a due tempi stile ciao e garelli (alcune volte proprio questi). Così ieri sera incontro un poliziotto, gli spiego, e gli domando dove loro vanno a fare manutenzione alle moto. Prede il telefono e chiama. Dopo meno di dieci minuti ci raggiunge un meccanico che vuole vedere subito il danno. Andiamo assieme alla moto (il meccanico parla solo arabo) ma credo di capire che conosca le BMW. Vede la cuffia strappata e mi fa capire subito che non si troverà mai il pezzo di ricambio, ma domani, mi dice, vieni in officina e vediamo cosa fare, adesso ti faccio vedere dov'è. Mi accompagna all'officina e mi dice: domattina qui alle nove.
Stamane, puntuale, mi presento. Capisce che c'è margine per aggirare il danno e non fa altro che spostare (isolare) lo strappo oltre la fascietta. Poi, siccome avevo paura di aver perso troppo olio del cambio, l'abbiamo cambiato tutto e messo nuovo. Nel pomeriggio ho recuperato una vecchia camera d'aria che, nel caso, utilizzerò per ulteriori riparazioni. Ma spero di no.
Per il resto, la saldatura del telaio è stata niente di più facile.

Ho approfittato della giornata di stop per battere ancora lo zoccolo duro della Libia, ma quel confine comincia a diventare difficile da superare...

martedì 31 agosto 2010

Non è mica sempre domenica

Stamane il primo “elogio” a dio. Tolgo (scendo) la moto dal cavalletto, sono forse ancora un po' addormentato, non la tengo in equilibrio e la moto cade di peso sul fianco destro. La rialzo e si è rotto il telaio della borsa laterale destra, ma si può andare. Dopo un'ora parto, trovo quasi subito un saldatore che per l'equivalente di meno di un euro mi salda il telaio e io riparto felice e contento.
Prima il colosseo a El Jem e poi risalgo a Kairouan. Le solite guide improvvisate mi girano attorno coi loro motorini come le mosche sulla merda o come le api sul miele (decidete voi), hanno fame: “che bella l'Italia, da dove vieni, conosco un ristorante buono, la città vecchia, la grande moschea, le tre porte, i tappeti, non andare via...”. Me ne vado, ma non mi sarei fermato comunque, ho voglia di guidare. Ho passato gli ultimi tre giorni a Mahdia a cercare contatti per un visto per la Libia. Ancora niente.
Verso sud il paesaggio si apre e si estende e non fa neanche più quel caldo porco.
A venti chilometri da Gafsa il secondo “elogio” a dio. Prendo un dosso un po' allegro, più del solito. Salta la saldatura del mattino e in più mi accorgo che lo spigolo della borsa ha tagliato la gomma di protezione della trasmissione e la moto perde l'olio del cambio...spero niente di grave, ma comunque molto antipatico. Vabbè, pazienza. Alle cinque qui è tutto chiuso per via del Ramadan. Domattina.

Però oggi è stata una bella giornata di moto. Vi lascio un po' di foto.

sabato 28 agosto 2010

Un po' più in giù ma con calma.

Parto da Tunisi e costeggio la punta della Tunisia tra il golfo di Tunis e il golfo di Hammamet. La sera non mi fermo a dormire nella città dove morì “il porco coi bagagli se ne andava in Tunisia in una villettina trenta volte casa mia” ma trovo un campeggio a Nabeul, una decina di chilometri prima. Son contento di passare una notte in tenda, il campeggio mi rilassa.
Qui incontro un gruppo di italiani, cinque-sei fuoristrada, che tornano da un mese nel deserto della Libia con l'Associazione Desartica. E' un gruppo fantastico, molto affiatato (merito del deserto? penso) tutti molto simpatici, gentili e la sera mi invitano a cena da loro.

Tutti conoscevano già il deserto, del Marocco, della Libia, della Tunisia e dell'Algeria, quindi è stato molto utile ascoltarli e farò tesoro dei loro consigli. Molti di loro sono stati anche in moto. Apprendo inoltre che per entrare in Egitto serve il carnet di passaggio per tutti i veicoli importati temporaneamente. Documento che non avevo la più pallida idea di che cosa fosse e quando l'ho capito non ho fatto altro che pensare a come poter fare per ottenerlo.
La mattina Claudio mi lascia un gps con tutte le mappe del nord Africa. Ma al momento sono ancora impantanato tra visti per la Libia e adesso pure sto carnet, e il gps da qui non mi tira fuori. Però è stato molto gentile a prestarmelo.

La sera arrivo a Mahdia, cittadina sul mare un po' turistica (ma sono in Tunisia e non ho ancora trovato un posto non turistico) e trovo pure il tempo per un tuffo in mare prima del tramonto.

mercoledì 25 agosto 2010

Ci risiamo

Parto da Tabarka la mattina del 24 direzione Tunisi. Ma è vicina Tunisi, la Tunisia è piccola e me la prendo con comodo: faccio la strada più lunga con anche le deviazioni. Guido rilassato e mi fermo spesso. Durante il giorno penso a Samir, il ragazzo tunisino che lavora ad Ancona e che ho conosciuto a Tabarka, e a tutte le storie che mi ha raccontato, alcune sono bellissime e lui le sapeva raccontare molto bene.
Arrivato a Tunisi, il solito: cercare l'albergo più economico e un garage per la moto. Più la città è grande più è difficile. Alla fine nove euro per dormire e tre euro per far dormire la moto. Niente male. Ma sono nella capitale della Tunisia e del turismo e quando vogliono i tunisini ti si appiccicano addosso niente male. E' arrivato lo straniero, il pollo da spennare. Così mi si avvicina una guida improvvisata su due piedi che vuole: uno, farmi da guida, due, essere pagato. Che ci crediate o no è riuscito ad ottenere entrambe le cose. Questi ci sanno fare e io avevo la guardia abbassata, poi, per dirla tutta, non mi dispiaceva neanche un giro in notturna visto che avevo intenzione di rimanere solo una notte in città. Poi, per una serie di cose sono qui anche oggi, è andata così, ci son cascato anch'io, va bene?
Ma i problemi arrivano dopo quando, con le palle che un po' mi girano per sta storia, vado a controllare le mail. L'agenzia a cui avevo chiesto il visto per la Libia, mi dice che una volta dentro devo farmi obbligatoriamente scortare da loro per tutto il paese. Ci risiamo, prima con l'Algeria e adesso con la Libia la stessa storia. Non vi dico poi che salasso sarebbe il costo della balia.
Non lo so, adesso vediamo come risolvere anche questa situazione.
Volevo lasciarvi un video con il segreto di come sono riuscito ad entrare e uscire dall'Algeria, ma dalla Tunisia non é possibile accedere su Youtube...quante frontiere.

martedì 24 agosto 2010

Una boccata d'aria.

Nessun problema per uscire dall'Algeria, ero in regola con tutto. Scherzo con la polizia di frontiera.
Arrivo a Tabarka (Tunisia) nelle prime ore del pomeriggio.  Tabarka é un paese di pescatori, ad appena dodici chilometri dalla frontiera algerina,  che vive di pesca e di turismo relegato in resort costruiti più in là, lontani dal paese, con la spiaggia privata e le loro regole tutte interne. Non avevo intenzione di fermarmi a Tabarka, ma semplicemente di attraversarla. Poi, una volta arrivato, mi è sembrato che il paese mi stesse dando una boccata d'aria, e sento per la prima volta il peso della tensione che avevo accumulato in Algeria.
Decido di fermarmi e trovo un albergo in paese per dieci euro la notte. Conosco Samir, un ragazzo che lavora come muratore ad Ancona e rimane stupito nel sapere che arrivo dall'Algeria con la moto.
La sera (sempre quando il Ramadan lo consente) ceniamo assieme e mi racconta un sacco di cose: storie di paese, contrabbando tra Algeria e Tunisia, dell'oro lasciato dalle guerre che è ancora sepolto in quelle terre, del Ramadan, delle donne musulmane, dei sogni e dei suoi primi periodi da clandestino in Italia. E io gli racconto delle mie impressioni sull'Algeria, dell'albergo senza acqua corrente, che durante il Ramadan a pranzo è impossibile mangiare, dei posti di blocco, del fatto che non esistono i supermercati. Qui è tutto così pulito, ordinato, composto. Altrettanto sincero? mi chiedo. Rifletto su quello che mi ha lasciato l'Algeria, un Paese di onestà disordinata e sporca.

sabato 21 agosto 2010

Esco dall'Algeria ed entro in Tunisia.

Sono ad Annaba e domani entrero' in Tunisia. Dopo docici giorni credo di aver fatto quello che potevo in Algeria, considerate le premesse iniziali. Ieri ho cercato di scendere ancora un po' verso il deserto, ma alle nove e trenta del mattino mi si stavano cucinando le cervella, così ho iniziato a risalire.
Ieri ho vinto anche il bonus con i posti di blocco perchè mi hanno portato addirittura in commissariato...ma è tutta una questione di sicurezza dicono, e io gli credo.
Confermo, all'uscita dall'Algeria, quello che avevo detto all'ingresso, ovvero che è un paese tranquillo e sicuro. Non lo so se sono stato io particolarmente fortunato, ma tutti mi hanno sempre aiutato e dato ottimi consigli e voluto bene.
Per esempio, l'altra sera ero a Biskra e cercavo un posto dove mangiare. Durante il Ramadan é tutto chiuso ovunque, ma proprio tutto, difficilissimo trovare un posto dove mangiare. Cosi' mi aggiravo solitario per questo paese svuotato nell'ora in cui tutti sono seduti a tavola ad attendere l'ora in cui finalmente possono mangiare. Ad un certo punto vedo un ristorante con la serranda mezza abbassata, spio dentro e vedo gente seduta ai tavoli che attende l'ora. Entro, mi siedo ad un tavolo con altre tre persone che saluto dandogli la mano. Si attendono le sette e mezza, poi scocca l'ora e si mangia quello che era già in tavola, uguale per tutti: tre datteri, un bicchiere di latte, una minestra e un bollito di carne. All'ora di andare a pagare mi hanno detto che la cena era offerta durante il Ramadan ai mussulmani e se anche io non lo sono, va bene uguale, non importa...
Questo mi è sufficiente per dire solo bene di questo Paese che ha invece un problema ben maggiore e comune a tutto il nord Africa: il problema della plastica. Bottiglie per la strada, sacchetti che volano nel vento, scatole, tutto in mezzo e ovunque, per la strada e tra le montagne, nelle spiagge e nei boschi. Questo è il vero problema, il terrorismo? un dettaglio superato.